->

Il sito web dedicato alla riabilitazione

 

Notizie

Prioni mandano in tilt 'traffico' nel neurone, scoperta italiana

Roma, 26 aprile (Adnkronos Salute)

Scoperto per la prima volta il meccanismo tossico dei prioni, le proteine 'impazzite' responsabili della malattia della mucca pazza: alla base della degenerazione dei neuroni c'è un problema di 'traffico' a livello molecolare. A descrivere questo fenomeno sulle pagine di 'Neuron' è Roberto Chiesa, ricercatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e dell'Istituto Telethon Dulbecco, il programma carriere di Telethon. Proprio al premio Nobel Renato Dulbecco, recentemente scomparso, è dedicato questo lavoro che si è avvalso anche della collaborazione dell'Università di Milano e dell'University College di Londra.

"Abbiamo studiato - spiega Chiesa - quello che succede nel cervelletto, l'area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale. Abbiamo visto che in corrispondenza dei primi deficit motori si ha un'alterazione nel rilascio di un particolare messaggero chimico cerebrale, il neurotrasmettitore glutammato. Questo perché, accumulandosi all'interno del neurone, la proteina prionica alterata ostacola il trasporto sulla superficie della cellula di un'altra proteina, un canale per il calcio voltaggio-dipendente, coinvolta nel regolare il rilascio dei neurotrasmettitori. Questo problema 'di traffico' - aggiunge - è un meccanismo patologico del tutto nuovo che potrebbe essere alla base della disfunzione dei neuroni anche in altre malattie neurodegenerative in cui si osserva un accumulo di proteine alterate all'interno della cellula".

Inoltre è un evento precoce "e probabilmente reversibile, quindi potenzialmente interessante in chiave terapeutica. Ripristinare il corretto trasporto dei canali per il calcio potrebbe dunque rivelarsi la chiave per evitare la degenerazione dei neuroni, ma naturalmente resta ancora molto da capire sui meccanismi con cui questo avviene", prosegue lo studioso. Chiesa e il suo gruppo hanno utilizzato un modello murino della malattia di Creutzfeldt-Jakob di origine genetica (quella che nella variante infettiva viene definita 'morbo della mucca pazza'), che riproduce in modo fedele l'andamento della patologia: apparentemente sano alla nascita, l'animale sviluppa con il tempo problemi nella coordinazione dei movimenti e dell'equilibrio, successivamente un deficit neurologico.


"Circa il 10% dei casi delle malattie da prioni è di origine genetica - ricorda Chiesa - e dipende da specifiche mutazioni di un gene localizzato sul cromosoma 20 che contiene le informazioni per la proteina prionica, piuttosto conservata a livello evolutivo: studiare queste forme genetiche è la strada migliore per cercare di capire a cosa serva questa proteina nella cellula e come le sue alterazioni si traducano in un vero e proprio segnale tossico per il cervello".

Chiarire la cascata di eventi molecolari innescata dalla proteina prionica alterata è essenziale anche per individuare delle possibili terapie in grado di impedire a monte la morte neuronale: "Come in tutte le malattie neurodegenerative, infatti, la chiave è intervenire il più presto possibile, altrimenti il danno diventa irreversibile", evidenzia lo scienziato.

Balzati agli onori della cronaca alla fine degli anni Ottanta, in occasione dell'epidemia di encefalopatia spongiforme bovina che dal Regno Unito si è poi diffusa in tutta Europa, i prioni sono entità biologiche ancora cariche di mistero. Benché si conoscano da oltre trent'anni e abbiano fruttato il premio Nobel al loro scopritore Stanley Prusiner, non è ancora chiaro quale ruolo svolgano fisiologicamente nella cellula, né con quali meccanismi portino alla morte le cellule nervose nei pazienti affetti da patologie come la malattia di Creutzfeldt-Jakob, l'insonnia fatale familiare o la sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker. Queste rare patologie, che presentano ciascuna dei sintomi peculiari e sono accomunate da disfunzione e progressiva degenerazione dei neuroni, insorgono in età adulta e hanno un'evoluzione rapida e inevitabilmente fatale.

Ultimo aggiornamento 29 aprile 2012.