LA TRAZIONE PER LA LOMBALGIA
La trazione è un trattamento classico per la lombalgia e la sciatica, spesso fornita
in combinazione ad altre modalità terapeutiche (Harte, 2005). Le tecniche di trazione
più comunemente utilizzate sono la trazione meccanica o motorizzata (nella quale la
trazione viene esercitata da una carrucola motorizzata), la trazione manuale (nella
quale la trazione viene esercitata dal terapista, utilizzando il suo peso corporeo per
alterare la forza e la direzione della trazione) e l’autotrazione (dove il paziente
controlla le forze di trazione afferrando e tirando alcune sbarre all’estremità del
tavolo di trazione).
L’esatto meccanismo attraverso il quale la trazione può essere efficace non è chiaro.È stato suggerito che l’allungamento della colonna, riducendo la lordosi e aumentando
lo spazio intervertebrale, inibisca gli impulsi nocicettivi, migliori la mobilità,
riduca lo stress meccanico, riduca lo spasmo muscolare o la compressione della radice
nervosa vertebrale (a causa degli osteofiti), rilasci la lussazione di un disco o di
una capsula dalle articolazioni zigapofisarie e rilasci le aderenze intorno alle
articolazioni zigapofisarie e all'anello fibroso. Finora, i meccanismi ipotizzati non
sono stati supportati da evidenze certe.
Non è quindi possibile trarre alcuna conclusione circa l’efficacia dell’impiego della
trazione per la lombalgia.
L'APPLICAZIONE DI CALDO E FREDDO PER LA LOMBALGIA
Il caldo e il freddo sono metodi comunemente utilizzati insieme ad altri interventi,
specialmente nell’ambito delle professioni sioterapiche.
Nella cura della lombalgia tradizionalmente si raccomanda il ghiaccio per le lesioni
acute e il caldo per le lesioni a più lungo termine.
Purtroppo pochissimi studi pubblicati hanno valutato gli effetti dell’applicazione
superficiale di caldo o di freddo.
La base di evidenza a supporto di questa pratica comune è tutt’altro che solida.
Esiste un’evidenza moderata che una terapia continua con bendaggi caldi riduca il
dolore e la disabilità a breve termine in una popolazione mista affetta da lombalgia acuta e subacuta (fino a 3 mesi) e che l’aggiunta dell’esercizio alla terapia con
bendaggio caldo riduca ulteriormente il dolore e migliori la funzione. Questa evidenza è limitata a un esiguo numero di studi, che hanno incluso un numero relativamente
esiguo di partecipanti e pertanto la portata dell’effetto è a sua volta esigua.
L’applicazione del trattamento del freddo alla lombalgia è ancora meno verificata e
sono stati individuati solo tre studi di scarsa qualità in proposito. Non è possibile
quindi trarre alcuna conclusione circa l’efficacia del freddo per la cura della lombalgia.
LE ERNIE DEL DISCO NON SONO CAUSATE DA TRAUMI RECENTI
King, Annual Meeting of the International Society for the Study of yhe Lumbar Spine, 2006
Spesso si ritiene che le ernie discali siano causate da eventi di una certa importanza:
uno scivolone, una caduta o un sollevamento sul lavoro, per nominarne solo alcuni.
King ha recentemente effettuato una revisione ampia della letteratura, per esaminare la relazione tra l’ernia/rottura del disco e il carico. Ha trovato solo quattro studi che hanno documentato un’ernia del disco dopo un singolo carico. “In questi casi, o il carico non era fisiologico, o il disco era stato alterato in modo artificiale. Altrimenti non esistono evidenze che un disco possa erniare in seguito a un singolo carico,” secondo King.
In effetti, la sua revisione ha dimostrato che con carichi di compressione normali, in postura eretta o piegata in avanti, occorrono migliaia di cicli di carico per erniare un disco.
Un evento traumatico avvenuto immediatamente prima della comparsa di una sciatalgia, può essere considerato come “la goccia che fa traboccare il vaso.” Ma anche questa potrebbe essere un’attribuzione non accurata, poichè è difficile determinare quando realmente il disco si è erniato: la sciatalgia non insorge necessariamente dopo la rottura del disco.
Il personale sanitario spesso pensa di fare un grosso favore ai pazienti citando la causa di un’ernia del disco. Ma queste attribuzioni non sono scientifiche e perpetuano un modello di lesione che non esiste in condizioni di carico umano normale.
BUCO NERO NELLE CONOSCENZE SUL MAL DI SCHIENA
Turtle, BMJ, 2006;332:1430-4.
E’ tranquillizzante notare che le cause del mal di schiena rimangono in gran parte oscure dopo un secolo di indagini intense. Anche quando l’origine anatomica del dolore sembra evidente, spesso è impossibile definire il meccanismo esatto del dolore.
In una recente lettera all’editore pubblicata su BMJ, Turtle sottolinea come molte malattie che si afferma siano cause di dolore, per esempio osteoporosi, lesioni anulari, degenerazione discale, spondilolistesi, sono in realtà frequenti tra gli individui sintomatici come tra gli asintomatici.
I pazienti gradirebbero ricevere una diagnosi chiara, ma nella maggior parte dei casi non si può identificare la fonte dei sintomi.
Turtle ha consigliato agli specialisti in campo vertebrale di essere più franchi nell’ammettere questo “buco nero” nelle conoscenze mediche. “La negazione di questa ignoranza è responsabile dell’immenso spreco di risorse preziose speso nell’onnipresente ricerca, sia da parte degli specialisti che delle persone incompetenti, di una soluzione strutturale sfuggente al problema del mal di schiena, insieme all’altrettanto inutile conclusione chirurgica.”
LA RMN OFFRE RARAMENTE UNA SPIEGAZIONE AI NUOVI EPISODI DI MAL DI SCHIENA
Carragee, Annual Meeting of the North American Spine Society, 2006
In presenza di un nuovo episodio di mal di schiena, i medici spesso prescrivono una RMN entro 12 settimane. Dopo avere esaminato le lastre, sono soliti attribuire il mal di schiena a quelle anomalie strutturali che i medici suppongono essere reperti nuovi:
lacerazioni anulari, protrusioni discali, alterazioni dei piatti vertebrali ecc. Questo avvia un processo che spesso porta al trattamento della presunta patologia.
“E’ altamente improbabile che i reperti osservati su una RMN effettuata entro 12 settimane dall’inizio della lombalgia rappresentino variazioni strutturali nuove, clinicamente significative,” afferma Carragee, che ha presentato un nuovo studio al congresso annuale della North American Spine Society, a cui è stato conferito un premio di eccellenza.
“Il nostro studio”, afferma Carragee, “dimostra che è probabile che tu stia osservando anomalie di vecchia data: è inverosimile che siano la causa dell’episodio attuale. Perciò occorre andare molto cauti nel fare queste attribuzioni.”
ultimo aggiornamento 02/10/2007
